Sostanze bio di uso tradizionale


In questa sezione troverai : cenere di legna, olio bianco fai da te, zolfi, poltiglia bordolese, rame, Sapone di Marsiglia, bicarbonato di sodio, bentonite, litotamnio


Bicarbonato di sodio


Le malattie crittogamiche, come l’oidio o la peronospora, non lasciano scampo a nessuna delle principali specie ortive, ma attaccano anche colture appartenenti ad altre importanti famiglie di interesse agronomico, come ad esempio molte specie di alberi da frutto, quali il melo o il limone. Per ciò che concerne gli ortaggi, invece, attaccano pomodoro, peperone, fagiolo, fagiolino, cipolla, zucca, cetriolo, fragola, melone, anguria, fino ad arrivare alla vite.

Il Bicarbonato di sodio, sale di sodio dell'acido carbonico, in natura e' presente come Nahcolite o  come componente secondario del Natron, soprattutto nei sedimenti dei laghi e nelle acque sotterranee. Il prodotto  e' una sostanza alcalinizzante e come tale presenta un sistema efficace per tamponare ed eliminare l'acidita degli essudati dei parassiti delle piante svolgendo un ottima azione igienizzante e di contrasto verso numerose crittogame. Particolarmente indicato per piante che vivono in ambienti umidi (serre) e su culture che manifestano alterazioni necrotiche dei tessuti (fusto, foglie, frutto, fiore) oppure in fase di pre-raccolta per eliminare residui di fitofarmaci e impurita'.

Dosi d'impiego: Ideale nei trattamenti di invernali  (500g /100lt)  addizionato ad olio di lino (700 g/100 lt) per contrastare fenomeni di moniliosi e mummificazione dei frutti.

Nei tratamenti vegetativi 400 g/100 lt di acqua addizionato al sapone molle potassico 800g/100lt, per un effetto lavante igienizzante dei essudati organici dei pararassiti. La soluzione che utilizzeremo sulle nostre piante è davvero semplice:

Acqua e bicarbonato di sodio

Con precisione, occorrono:

1kg di bicarbonato di sodio per ogni 100 litri di acqua.

Ovviamente si tratta di quantità standard da prendere come valori di riferimento per calcolare le quantità che ci occorrono effettivamente. Queste ultime dipendono da quante piante intendiamo trattare e dalla loro densità fogliare. In base a questi parametri scegliamo il volume di acqua. Poi calcoliamo in proporzione il bicarbonato di sodio da sciogliere in essa. Si versa il bicarbonato di sodio in acqua e si mescola fino ad ottenere un composto omogeneo e trasparente. Lo si utilizza senza diluirlo, cospargendo le foglie delle colture che ci interessa proteggere dai funghi. L’enorme vantaggio di questa soluzione è che possiamo utilizzarla per prevenire o bloccare malattie fungine già in corso.


Rame o prodotti cuprici


Il rame elemento minerale (Cu) che ha una spiccata capacità fungicida. Viene utilizzato all’interno di diverse composizioni, che danno luogo a differenti prodotti (“prodotti cuprici”, “verderame” ecc.).

Il più famoso è la poltiglia bordolese (o vetriolo azzurro), un preparato ottenuto dalla neutralizzazione del solfato rameico con idrossido di calcio, che si utilizza direttamente come sospensione, senza necessità di aggiungere calce.

Il solfato rameico pentaidrato o tribasico è il sale puro di rame, che va neutralizzato miscelandolo con calce per evitare fenomeni di tossicità per le piante: si forma così la poltiglia bordolese.

Gli ossicloruri di rame sono combinazioni idrate di ossido rameico con un cloruro e risultano meno fitotossici rispetto al solfato di rame. Possono essere reperibili come ossicloruro tetra rameico (ossido di rame e cloruro di rame) o come ossicloruro di rame e calcio (ossido di rame e cloruro di calcio).

Il gluconato di rame è un prodotto nuovo, a basso dosaggio di rame metallo, impiegato come fertilizzante fogliare e non come fungicida.

L’idrossido di rame (o rame idrossido) deriva dal solfato di rame con idrossido di calcio e cloruro d’ammonio e viene anch’esso utilizzato come fertilizzante fogliare.

Tutte le forme contengono il metallo come sale insolubile e solo al contatto con l’acqua e altri elementi ambientali (quale l’anidride carbonica dell’aria) vengono liberati gli ioni Cu2+, caratterizzati dall’attività fungicida e antibatterica.

La formulazione classica è in polvere bagnabile, da dosare e miscelare con la quantità d’acqua indicata in etichetta; l’azione è più lenta. Ultimamente hanno larga diffusione i formulati in granuli idrodisperdibili. Molto comoda è la formulazione liquida, da diluire in acqua prima dell’uso. Queste ultime due formulazioni manifestano un’azione più rapida.

Esistono anche prodotti commerciali in cui vengono miscelate diverse forme chimiche di rame (ossicloruro e idrossido), e altri in cui al rame sono affiancati princìpi attivi di natura chimica di sintesi, per potenziarne l’azione (attenzione: alcuni vengono addizionati di coloranti azzurro-verdi per dare l’impressione che si tratti del solito “verderame”). In altri ancora il rame (per lo più sotto forma di solfato) è miscelato con diverse sostanze (sostanza organica, aminoacidi ecc.), che favoriscono la penetrazione degli ioni Cu.

Volendo utilizzare la poltiglia bordolese, è preferibile acquistare un prodotto in cui è già pronta, anziché prendere il solfato di rame e addizionarlo con calce.

Controllate sempre l’etichetta per sapere se il prodotto commerciale che intendete acquistare è ammesso o no in agricoltura biologica: non tutti i prodotti a base di rame lo sono.

Il rame è un anticrittogamico a largo spettro d'azione (quindi colpisce numerosi patogeni senza dare luogo a fenomeni di resistenza) ed è attivo per contatto fogliare contro numerosi funghi patogeni ma anche contro i batteri, come il colpo di fuoco. Tra le crittogame sensibili al rame ci sono la peronospora, la ticchiolatura o macchia nera, la botrite o muffa grigia, il marciume bruno, la fumaggine, i cancri rameali, la sclerotinia, la bolla e il corineo delle Drupacee, l’occhio di pavone e la rogna dell’olivo, il mal secco e la gommosi del colletto degli agrumi, e poi l’antracnosi, la septoriosi, la cladosporiosi e l’alternariosi delle piante da orto e da fiore, e altre patologie.

Come agisce: inibisce la germinazione delle spore fungine e interferisce con la respirazione delle cellule fungine. Poiché agisce per contatto, deve essere distribuito in modo da coprire bene le lamine fogliari infette.

L’azione (e, all’inverso, la fitotossicità) dipende dalla velocità con cui gli ioni rame vengono liberati: l’ossicloruro entra in soluzione lentamente, per cui l’attività iniziale risulta lenta, ma la persistenza d’azione è prolungata; nell’idrossido, la liberazione degli ioni è piuttosto rapida, com’è quindi anche l’attività; il solfato di rame usato puro garantirebbe una liberazione rapidissima, ma un dilavamento velocissimo e un’elevata tossicità, per questo va miscelato con calce (poltiglia bordolese), ottenendo un prodotto meglio tollerato e meno dilavabile, anche se un po’ più lento ad agire.

Dove si usa: è impiegabile su tutti i tipi di piante, purché venga irrorato all’aperto, in modo da evitare macchie di color rame in ambienti chiusi. Tutt’al più si può spruzzare in cantina e in serra, avendo poi cura di ripulire le macchie una volta portate all’esterno le piante.

Nell’orto e nel frutteto scegliete prodotti commerciali che abbiano un basso tempo di carenza (in genere compreso tra 3 e 30 giorni).

Come si usa: indipendentemente dalla formulazione, leggete sempre con cura l’etichetta, rispettando i dosaggi, i tempi (intervallo fra due somministrazioni o rispetto ad altri trattamenti), le modalità di distribuzione ecc.

La polvere richiede una miscelazione accurata, con uno strumento (anche un semplice pezzo di legno) deputato all’uso: fa più fatica a sciogliersi rispetto ai granuli.

 

 


Poltiglia bordolese


La poltiglia bordolese è un miscuglio di solfato di rame e idrossido di calcio, che va disciolto nell’acqua e spruzzato sulle piante, aderisce e non viene dilavato dalla pioggia. L’azione fungicida espletata dipende principalmente dal rapporto tra questi due elementi. Maggiore è la percentuale di solfato di rame, più efficace sarà l’azione contro i funghi, mentre minore sarà la persistenza e viceversa.

Le dosi di questa ‘pozione magica’ sono le seguenti: 1 kg di solfato di rame, 8 etti di calce spenta da sciogliere in cento litri di acqua di acqua. Scalate in proporzione se necessitate di un minore quantitativo. Bisogna rispettare attentamente le dosi della miscela, perché un qualsiasi eccesso potrebbe causare delle bruciature alle piante.

Se volete astenervi dal prepararla da soli potete acquistarla, si trovano in commercio delle poltiglie industriali già pronte per l’uso.

La poltiglia bordolese, come abbiamo detto, ha una buona adesività ed il suo uso è particolarmente diffuso nei trattamenti invernali sugli alberi da frutto e sulla vite, ed è efficace contro numerose malattie fungine: peronospora ( che è sempre in agguato nell’orto e attacca la maggior parte degli ortaggi dal pomodoro al peperone, dal melone alla zucca, ecc.) ticchiolatura, occhio di pavone, bolla, antracnosi, septoriosi e altre brutte patologie.

Una raccomandazione: usatela quando è il momento giusto e non ne abusate! Sappiate che è leggermente tossica per le api.


Sapone di Marsiglia


il sapone comunemente denominato “di Marsiglia” che troviamon in tutti i negozi non possiede necessariamente le caratteristiche giuste. Meglio se ti procuri il puro sapone in pasta, anche conosciuto come sapone molle o potassico, puoi provare a cercarlo in farmacia, in qualche drogheria o presso rivendite di prodotti per agricoltura biologica.

Soluzione 

Sciogli 50 grammi di sapone molle in 3 litri di acqua calda, aspetta che si freddi e con uno spruzzino distribuisci, fino al gocciolamento, la soluzione sulle piante infestate da afidi. Puoi farti aiutare anche dai bambini perché non stai usando insetticidi pericolosi.

Ricorda di non spruzzare mai la soluzione di sapone sulle piante nelle ore calde della giornata Questo sistema è particolarmente utile contro gli afidi, ma valido anche contro la mosca bianca, la cui “pelle” (esoscheletro) è tenera e delicata. La soluzione di sapone agisce per contatto, intaccando i tessuti esterni molli dell’insetto, che rapidamente si seccano all’aria, e occludendone le aperture.

L’uso del sapone può avere effetti negativi anche su altra entomofauna a esoscheletro molle, come alcune larve di insetti utili, cerca quindi di compiere una distribuzione localizzata ed evita di intervenire con fioriture in atto che possono essere di richiamo per altri insetti.Puoi utilizzare la soluzione di acqua e sapone su molte piante orticole, ma ricorda che il tempo di decadenza (i giorni che devi aspettare prima di consumare l’ortaggio) è di almeno 3 giorni.

Questo sistema è molto utile anche per eliminare gli afidi dai fiori del giardino o del balcone, a cominciare dalle rose. Il sapone molle potassico è un prodotto preparato nel rispetto della formula creata  all’inizio del  secolo scorso, cioè con il “metodo a freddo” o di marsiglia, per ottenere un sapone a catena carbossilica lunga. Questa preparazione si basa esclusivamente su olio vegetale a basso contenuto di acidi saturi, con l’esclusione totale di olio di palma o grassi animali  che darebbero luogo a prodotti dalla scarsa efficacia. La sua azione è diretta alla disgregazione degli essudati organici prodotti da afidi, psilla, metcalfa, cocciniglie e aleurodidi, prevenendo la formazione di fumaggini o successivi attacchi fungini che troverebbero facile insediamento sui residui zuccherini.

Soluzione

Olio vegetale di soia 35%, potassio idrato 7%, correttori di acidità.

Il prodotto è compatibile con con polvere di roccia, silicato di sodio, bentonite, con I fitofarmaci comuni ad eccezioni di quelli contenenti ioni metallici. Da escludere ogni abbinamento con fertilizzanti con microelementi e in particolare con prodotti rameici, in quanto darebbe luogo a precipitati insolubili.

In ambiente protetto (serre, tunnel, ecc.) non superare la dose minima per hl di acqua ed i trattamenti vanno effettuati nelle ore più fresche della giornata. Per esclusivo uso agricolo

 

 


Olio Bianco fai date


Insetticida biologico fai da te: olio bianco

Tra gli ortisti e i coltivatori amatoriali statunitense e australiani, questo insetticida biologico fai da te è noto con il nome di “Natural White Oil”, letteralmente, olio bianco. Il White oil è un rimedio naturale molto diffuso tanto che in Australia non mancano schede di utilizzo al pari dei classici pesticidi, inoltre, il Gardening Australia dell’ABC Australia, ha realizzato uno speciale intitolato “Fact Sheet: How To Manage Citrus Trees “, una guida che spiega come gestire bene gli alberi di agrumi e in molti casi è consigliato proprio l’uso dell’olio bianco.

Olio bianco, a cosa serve

Si tratta di un pesticida naturale ad ampio spettro. Si usa in forma di spray da irrorare sulle piante da curare per il trattamento di una vasta gamma di parassiti. Lo spray agisce al pari dell’olio minerale: va a formare uno strato sottilissimo che blocca i pori di respirazione degli insetti causandone il soffocamento e la morte.

E’ efficace per il trattamento e la prevenzione delle infestazioni di afidi, cocciniglia, acari, insetti defogliatori e altri parassiti.

Olio bianco fai da te, come si usa

Questo particolare insetticida biologico fai da te va irrorato sull’intera pianta da trattare, si impiaga un flacone spray o per gli alberi di agrumi o altri alberi dalle grandi dimensioni, si può impiegare un irroratore a spalla. Nell’applicazione bisogna fare attenzione a spruzzare il composto anche sulla pagine inferiore delle piante, è in questa zona che spesso si nascondono molti parassiti.

Insetticida biologico fai da te

Questo pesticida fai da te, ottimo per la cura dell’orto, si produce facilmente e con il minimo investimento economico. Gli ingredienti previsti per la ricetta sono solo due ma in base a chi la propone variano di proporzione. Stando alle linee guida del Gardening Australia, la proporzione tipica da usare vede 4 parti di olio vegetale (e non olio minerale) e una parte di detersivo per i piatti.

Questo pesticida bio va usato puro per il trattamento di un’infestazione in corso mentre si può usare diluito (diluizione 1:50) con acqua in caso di trattamento preventivo.  Come preparare questo insetticida fatto in casa? Ecco cosa vi serve:

400 ml di olio vegetale

olio di semi, olio di mais, olio di soia, olio di canola…

100 ml di detersivo per i piatti

il detersivo liquido aumenterà i tempi di permanenza dell’olio sulla pianta. 

Prendete 400 ml di olio vegetale a vostra scelta* e aggiungetelo a 100 ml di detersivo o sapone liquido**. Agitate cercando di omogeneizzare la miscela. Trasferire la miscela in un applicatore a spalla o in un flacone spray. Durante l’applicazione si consiglia di agitare più spesso il flacone spray o mescolare la miscela con una stecca di legno.

*Consigli per la scelta dell’olio vegetale

Molti consigliano olio di colza o di canola perché inodore e quindi applicabile anche alle piante da appartamento o alle piante da giardino a ridosso della casa.

**Consigli per la scelta del detersivo

Per un’azione più naturale, sostituite il detersivo per i piatti con del sapone di Marsiglia puro che si rivela altrettanto valido, l’unico neo è che è un po’ più costoso del detersivo per i piatti oppure dovrà essere acquistato solido e poi trasformato allo stato liquido mediante l’applicazione di calore o facendolo sciogliere in un pizzico d’acqua.

 

Anna De Simoni


Gli zolfi


Lo zolfo (simbolo chimico S), fungicida di origine inorganica, rientra nella categoria dei prodotti naturali utile nel controllo biologico delle colture.

Rientra nella composizione della cisteina e metionina, ed è quindi un elemento essenziale per tutti gli esseri viventi.

E' utilizzato in campo agricolo, bellico, medico.

In' agricoltura è impiegato per le sue proprietà fungicide (antioidico per eccellenza, già utilizzato dai Greci nel 1000 aC.), acaricida (eriofidi del pero e della vite) e repellenti (in formulazione fumogena è indicato come rodenticida).

Ne è consentito in agricoltura biologica.

Agisce per contatto come vapore sul micelio e sulle spore del fungo. Penetra nella cellula fungina ed essendo liposolubile, rompe la membrana cellulare facendone fuoriuscire i liquidi, con conseguente morte del fungo.

La sua azione, inoltre, si esplica a livello della catena respiratoria, dove interferisce nella formazione di ATP (molecola energetica) con conseguente perdita di energia a livello cellulare.

Il potere anticrittogamico dipende da determinate condizioni:

temperatura ambientale

finezza delle particelle

umidità relativa

L'azione fungicida aumenta progressivamente da 10-20 °C sino a 40°C con zolfi fini e da 18-20°C con quelli più grossolani.

L'azione diminuisce con l'aumento dell'umidità relativa dell’ambiente.

Per quanto riguarda i trattamenti antiparassitari gli zolfi si distinguono in:

Zolfi per polverizzazioni

zolfi greggi: bassa percentuale di zolfo

zolfi macinati ventilati: particelle ottenuti dalla molitura e ventilazione dello zolfo sublimato

zolfi sublimati raffinati: particelle molto fini, ottenute dalla condensazione dei vapori di distillazione dello zolfo greggio; sono molto attivi

zolfi attivati: mescolati con nerofumo, espletano un'azione più elevata

Zolfi bagnabili

zolfi macinati ventilati con aggiunta di bagnanti

zolfi bentonici: costituiti da particelle molto fini ottenute facendo assorbire lo zolfo fuso da argilla bentonitica

zolfi micronizzati: ottenuti per macinazione di zolfi sublimati, hanno particelle molto piccole dell'ordine dei micrometri

zolfi colloidali: costituiti di particelle molto fini con caratteristiche colloidali

In genere gli zolfi a particelle più fini (zolfi colloidali) risultano più dannosi rispetto alle formulaziomi polverulente.

Esistono anche dei prodotti in cui lo zolfo è mescolato ad altre sostanze di varia natura: composti rameici, composti proteici (proteinato di zolfo).

Per evitare fenomeni di fitotossicità, è consigliabile effettuare i trattamenti nelle ore più fresche della giornata, specie durante il periodo estivo, ricordando che lo zolfo non è compatibile con oli minerali e antiparassitari a reazione alcalina in genere.

Gli zolfi per trattamenti liquidi, composti da particelle più fini, sono più efficaci dei corrispondenti polverulenti, che vengono utilizzati con dosaggi più elevati.

I trattamenti polverulenti, garantiscono una migliore penetrazione all'interno della massa verde.

 

 

 


Cenere di legna


Questo fertilizzante è usato dagli amanti del giardinaggio per la coltivazione di piante da orto, alberi e piante ornamentali. Nulla vieta di usare la cenere di legna come concime, a patto che sia ottenuta da legna vergine, cioè da legname non trattato con sostanze tossiche o inquinanti. Per le sue caratteristiche, la cenere di legna va usata solo per alcune tipologie di piante o per migliorare le proprietà fisico chimiche del terreno. Il concime in cenere si può ricavare anche dalla carbonella, cioè dal carbone della legna, mentre è assolutamente vietato usare cenere di carbon fossile, perché altamente tossica. La cenere di legna è il residuo in polvere o solido della combustione della legna. Questo residuo può avere forma, composizione e caratteristiche che variano in base alla legna da cui deriva, legna che deve però appartenere ad alberi non trattati chimicamente. La cenere di legna è un ottimo concime ad effetto fertilizzante e consente di limitare i danni causati dal disboscamento. Per le sue caratteristiche chimico-fisiche, la cenere di legna va usata solo per alcuni particolari tipi di piante o per modificare e migliorare le caratteristiche chimico fisiche del terreno. Questa sostanza, infatti, è composta da elementi poco volatili, coma potassio e fosforo, mentre contiene pochissimi microelementi, come ferro, zinco o rame. Elevato, è invece, il contenuto di calcio, che dà alla cenere una reazione fortemente alcalina. Per il suo contenuto, la cenere va usata per le piante che hanno forti necessità di potassio, come la patata e per tutte le colture che hanno necessità di fosforo. Per il contenuto fortemente alcalino, la cenere di legna si può usare anche come ammendante e correttivo dei terreni troppo acidi. In tal caso bisogna usarla in seno alla concimazione di fondo o di preparazione del substrato. Vista la mancanza di azoto, è consigliabile usare la cenere in abbinamento ad altri concimi organici o minerali, come il letame o il solfato ammonico. Nel caso della concimazione di fondo e di utilizzo del letame, la cenere può essere distribuita con un certo anticipo rispetto alla concimazione organica. Le sostanze della cenere, infatti, sono poco volatili e non rischiano di disperdersi nel suolo. La cenere, inoltre, consente di controllare le fermentazioni acide dei microrganismi che metabolizzano le sostanze contenute nel letame.

La cenere, come già detto al precedente paragrafo, si può usare per la concimazione di fondo del terreno o nelle piante che hanno elevate necessità di potassio e di fosforo. In alcuni casi, la cenere si usa anche nella fase di pre –semina e sempre a scopo di correzione del terreno. Con la cenere si possono concimare anche arbusti, ortaggi, siepi ornamentali, alberi da frutto, mentre non si devono assolutamente concimare le piante acidofile, amanti dei terreni acidi e riluttanti all’azione del calcio, tra cui azalee, rodondendri, camelie, orchidee, mirtilli, eriche e ortensie.

La cenere di legna si somministra nella dose di duecento grammi ogni metro quadro. Con questa dose si possono colmare tutte le esigenze di fosforo e di potassio di qualsiasi pianta, mentre la parte di azoto va compensata aggiungendo quaranta grammi di solfato ammonico ogni metro quadro. La cenere può essere aggiunta alla formazione del compost, per correggerne l’acidità, nella dose di tre, quattro chili ogni metro cubo di sostanza fermentata. La cenere viene spesso spruzzata sugli ortaggi e sulle piante da orto, a scopo antiparassitario. Le polveri di questo concime, infatti, bloccano l’apparato respiratorio degli insetti parassiti, provocando la morte degli stessi. Negli arbusti, la cenere si sparge nella base del terreno su cui si proietta la chioma, ovvero nell’area dove si concentrano le radici. La cenere di legna vergine e non trattata è anche ammessa in agricoltura biologica. Le normative in merito consentono di abbinare, alla stessa, letame essiccato o pollina, oppure letame maturo o compost. In tal modo si ottiene un fertilizzante più completo. Per un migliore utilizzo del concime, è consigliabile somministrare la cenere dopo la preparazione e la fermentazione del letame o del compost.


Bentonite


Un minerale argilloso utilizzabile in agricoltura è la bentonite. Si tratta di un’argilla di origine vulcanica ricca di micronutrienti naturali argillosi e non argillosi, la cui composizione può essere molto variabile. Si può utilizzare per la realizzazione di terricci per vasi e piantine da orto (4-5% del volume totale), oppure nell’allestimento del compost, grazie alla capacità di trattenere l’umidità e grazie all’azione di stimolo sulla crescita dei vegetali e sulla fertilità del terreno.

Viene impiegata nella pasta per tronchi in miscela con altri ingredienti, per la concia del seme (da sola o con altri ingredienti) e per l’inzaffardatura delle radici unita ad altri componenti. Può essere aggiunta in modiche quantità anche ai macerati e alle tisane con ottimi risultati, sia per aumentare l’adesività che per l’apporto di importanti microelementi.

Può essere utilizzata in purezza a dosaggi che vanno da 500 a 700 grammi per 100 litri d’acqua, come coadiuvante per il controllo di alcune micosi.

È bene assicurarsi che caolino e bentonite siano idonei e specifici per l’agricoltura poiché esistono diversi prodotti commerciali che però trovano impiego in altri ambiti (anche i formulati per enologia non sono idonei a tal fine). Ciò significa che grado di purezza, composizione e proprietà posson


Litotamnio


E’ una polvere di origine naturale ottenuta tritando le alghe rosse della Bretagna, che incrementa e aiuta lo sviluppo della pianta e allo stesso tempo ne aumenta le ‘difese’. Si usa prevalentemente per via fogliare: si miscela in acqua e si spruzza sulla pianta fino a coprirla interamente. Questo strato di micro particelle cariche di carbonato di calcio, magnesio e molti altri micro elementi , previene l’attacco di funghi (peronospora , ticchiolatura, oidio) e mette in difficoltà l’apparato masticatore di molti insetti (tignola, altiche, dorifora della patate, ecc). Se ne usa 4 o 5 kg per ogni 100 litri di acqua, ma per il dosaggio conviene sempre leggere attentamente le istruzioni riportate sulla confezione acquistata. Perché sia efficace è utile ripetere il trattamento con una certa frequenza, ma evitate l’abuso perché come sempre ‘il troppo stroppia’ e una quantità eccessiva potrebbe soffocare la pianta. Al tempo stesso se dopo l’irrorazione dovesse piovere, è utile ripetere il trattamento.

Ma le proprietà del litotamnio non sono finite qui! Questa polvere può essere usata anche per dare un po’ di vitalità a terreni privi di vita dove è stato fatto abuso di concimi chimici o per correggere terreni troppo acidi. Dovremo invece fare attenzione a non usarlo in terreni già di per sé eccessivamente calcarei oppure sulle piante che non gradiscono il calcare!

Può inoltre essere usato nella inzaffardatura delle radici, prima delle messa a dimora degli alberi, oppure per mitigare i cattivi odori provenienti dal cumulo del compost o da quelli derivanti dalla preparazione di macerati vegetali, che dopo qualche giorno risultano quasi inavvicinabili a causa delle esalazioni emanate


Farina di sangue

Farina di sangue
Farina di sangue

 

La farina di sangue viene prodotta a partire dal sangue proveniente dagli impianti di macellazione, opportunamente essiccato e sottoposto a processi di sterilizzazione che lo rendono un prodotto assolutamente sicuro. Nonostante sia considerata un concime un po’ macabro, la farina di sangue è uno dei fertilizzanti più apprezzati in agricoltura ed orticoltura dal momento che contiene elevatissime quantità di azoto (circa il 13-15%). Dal momento che l’azoto in questione è contenuto nelle proteine animali, il rilascio di questo elemento della fertilità è lento e prolungato nel tempo; pertanto, la somministrazione di concimazioni a base di farina di sangue permette di soddisfare le esigenze nutritive delle piante per l’intero ciclo vegetativo.

Il rischio di dilavamento dell’azoto da parte delle piogge sono praticamente assenti. Nella farina di sangue è presente circa il 33% di carbonio, pertanto la sostanza organica è elevata e in grado di migliorare struttura e fertilità del terreno. Da non trascurare è inoltre il notevole apporto di ferro libero, legato alla presenza dell’emoglobina (proteina del sangue), che consente di prevenire il rischio di carenze come la clorosi ferrica e migliora l’aspetto delle piante, fattore importante soprattutto nella floricoltura.

Per quanto riguarda l’utilizzo, si consiglia di interrare la farina di sangue, tipicamente commercializzata in polvere, in concomitanza con le lavorazioni preparatorie del terreno. L’interramento è indicato per via del forte odore di questo concime, e che proprio per questo aspetto non rappresenta la migliore opzione di concimazione in ambito domestico. Al pari delle farine di ossa e della cornunghia, inoltre, anche la farina di sangue viene considerata da alcune persone come un prodotto inaccettabile dal punto di vista etico.