Sedano (Apium graveolens)  Fam. Apiaceae

Sedano Verde
Sedano Verde

 

 

 

Originario dell’area mediterranea, e per questo conosciuto e coltivato fin dall’antichità, il sedano (Apium graveolens), appartiene all’ampia (più di 400 generi e circa 3000 specie) famiglia delle Apiaceae (o, se preferite il vecchio ma ancora diffuso termine, delle Umbelliferae), la stessa della quale fanno parte carota e prezzemolo.

Si tratta di una pianta biennale: nel primo anno si sviluppa con la forma a cespo con vigorose costole e foglie erette e frondose che ben conosciamo e nel secondo dà origine a uno scapo molto ramificato sul quale si sviluppano le infiorescenze a ombrella. Ha radice a fittone la cui crescita viene però limitata, specialmente se si trapiantano le piante seminate in semenzaio, favorendo lo sviluppo di radici laterali e l’accrescimento del moncone, la parte cioè più ambita della pianta, almeno a tavola… Tra le diverse varietà disponibili ricordo il dorato d’Asti, il verde Pascal, il verde a costa gigante, il rosso di Torino, il bianco pieno campo, il bianco di Sperlonga, il verga d’oro, il gigante d’orato, il perla, il Florida e il verde di Chioggia.

Vediamo velocemente come coltivarlo al meglio.

Il sedano richiede un lungo periodo colturale e occupa il terreno mediamente tra i 150 e i 200 giorni; sempre mediamente, prendendo un metro quadrato come riferimento, si possono ottenere dai 2 ai 4 kg di prodotto.

La temperatura ideale per coltivare il sedano oscilla tra i 18 e i 20° C anche se questa può ovviamente variare sia sopra che sotto questo riferimento. Attenzione però: non sopporta il gelo e temperature di 4-5° C stimolano la pianta a fiorire anticipatamente, anche nel suo primo anno di vita, vanificando così i nostri sforzi mirati a ottenere foglie numerose, ben formate e con costole croccanti e carnose.

Il sedano richiede terreni molto fertili, freschi, profondi e soffici, caratterizzati da una elevata capacità idrica ma che al contempo non favoriscano il ristagno dell’acqua; il pH migliore è quello neutro o leggermente alcalino.

Come già accennato la miglior tecnica di coltura del sedano la si ottiene partendo dalla semina in semenzaio; si distribuiscono i piccolissimi semi (in realtà acheni) a spaglio in superficie in una quantità di 2 o 3 gr per metro quadrato in semenzaio a letto caldo tra gennaio e febbraio,  in semenzaio all’aperto da giugno a luglio: nel primo caso si trapiantano le piantine tra aprile e maggio (o quando sono alte una quindicina di cm e/o 4-5 foglie), nel secondo nel mese di agosto, ottenendo così il prodotto fino ad autunno inoltrato. Le piantine vanno piazzate a 20-30 cm l’una dall’altra sulle file, quest’ultime distanti 50-70 cm tra di loro. Prima di essere messe a dimora le piante vanno cimate al fittoncino e alle foglie, a 2/3 della loro lunghezza.

Le esigenze nutritive del sedano sono in una parola, elevatissime. Queste le si assicurano prevalentemente mediante abbondanti concimazioni a base di letame maturo durante la lavorazione del terreno pre-trapianto e, successivamente, con concimi ad alto titolo di potassio e azoto in copertura.

Anche sotto questo aspetto il sedano è molto ma molto esigente e le sue richieste di acqua sono da definire elevatissime in ogni fase della sua coltivazione.

Lavorazioni

Le principali lavorazioni che riguardano la coltura del sedano sono la scerbatura, la sarchiatura e la rincalzatura. È importante infatti tenere sempre pulito dalle erbacce il terreno intorno alle piante così come è altrettanto fondamentale, tramite zappettature, mantenere arieggiato e fresco il suolo intorno al sedano in modo tale che non si compatti. Nelle varietà da imbiancare poi è determinante la pratica della rincalzatura. Quest’ultima consiste nel addossare terra sulle piante in modo tale da ricoprirle per almeno la metà della loro altezza e favorire così l’imbiancatura da un lato e dall’altro anche una certa protezione dal freddo (ovviamente per le colture che interessano il periodo autunnale). Altri metodi per ottenere l’imbiancatura possono esssere quelli di avvolgere i sedani con fogli di giornale o di plastica oppure semplicemente legandoli e stringendoli sulle costole. Con quest’ultima tecnica ecco un metodo che adottava mio nonno (e credo non solo lui): le piante possono essere tolte dal terreno e, senza scrollare il pane di terra che si portano appresso, legate e ammassate verticalmente una accanto all’altra in una fossa profonda una quarantina di cm per poi rincalzarle con un po’ di terra (ma senza comprimerle e compattarle), ricoprendo infine il tutto con uno strato di paglia o foglie secche; l’imbiancatura è assicurata, la protezione dal freddo pure e in più le piante si mantengono senza problemi per un periodo più lungo.