Compostaggio a regola d' arte


La trasformazione degli scarti organici in humus Una volta raccolta una quantità idonea di scarti, possiamo mettere a punto il nostro piccolo impianto di compostaggio. Ci sono due possibili alternative: il compostaggio in cumulo all’aperto o quello all’interno di una compostiera. Se si adotta la prima soluzione, la massa degli scarti deve essere sufficiente a formare un cumulo di sezione subtriangolare, con base di circa 100-150 cm e altezza di 80- 100 cm; in questo modo il cumulo avrà dimensioni tali da non risentire al suo interno di condizioni climatiche avverse. Se invece si opta per l’utilizzo di una compostiera, questa potrà essere riempita giorno per giorno con quantità anche modeste di scarti, risultando il compost più protetto da pioggia, freddo ed eccessiva insolazione. In entrambi i casi gli scarti devono essere a contatto con il terreno. Che cosa accade all’interno del cumulo o della compostiera? Gli scarti vengono progressivamente decomposti dai microrganismi già naturalmente presenti e da quelli che vengono dal terreno. I primi ad entrare in azione sono i batteri che attaccano le sostanze più facilmente degradabili, come gli zuccheri, gli aminoacidi e le proteine, i grassi, presenti nella linfa e 4 nei succhi cellulari dei vegetali. La decomposizione che si cerca di favorire nel compostaggio è quella aerobica, che necessita cioè dell’ossigeno presente nell’aria. Il processo, detto appunto di bio-ossidazione, procede in modo molto rapido ed intenso: nel breve volgere di 2-3 giorni, l’interno della massa di scarti comincia a riscaldarsi e le temperature si innalzano di pari passo con il procedere delle reazioni, fino a raggiungere valori anche superiori ai 60°. Le temperature superiori ai 50° favoriscono l’igienizzazione del compost, uccidendo i germi patogeni, le larve e le uova di parassiti eventualmente presenti e i semi di molte piante infestanti. Trascorsi 15-20 giorni le temperature scendono per stabilizzarsi su valori variabili in base alla stagione. Ciò è dovuto all’esaurimento delle sostanze più prontamente utilizzabili dagli organismi decompositori. Si rende quindi necessario un rimescolamento della massa (rivoltamento del cumulo) affinché anche i materiali rimasti in superficie vengano portati all’interno, dove i processi di decomposizione sono più attivi. Nei giorni successivi si nota un lieve rialzo della temperatura, che coincide con la ripresa delle reazioni bio-ossidative. Si possono effettuare fino a tre rivoltamenti, a distanza di 15 giorni l’uno dall’altro, per favorire un compostaggio uniforme degli scarti. Dopo la fase di “fermentazione”, in cui la degradazione dei materiali organici procede rapidamente, subentra quella di “maturazione”, in cui le temperature si stabilizzano a valori inferiori ed entrano in azione microrganismi diversi, in grado di decomporre le componenti più resistenti quali la cellulosa e la lignina. I protagonisti di questa trasformazione sono i funghi e gli attinomiceti, un tipo particolare di batteri che, per l’aspetto filamentoso delle loro cellule, ricordano le ife fungine. La maturazione necessita di tempi lunghi, dai 9 ai 12 mesi, per giungere a compimento. Le trasformazioni biochimiche che si realizzano richiedono in questa fase poco ossigeno, per cui si preferisce non rivoltare più il compost, con lo scopo di evitare la rottura dell’intreccio del micelio fungino e quindi di non rallentarne la preziosa opera. Durante la maturazione, il compost viene colonizzato dai microartropodi del suolo (es. acari e collemboli) e dai lombrichi, che sminuzzano i residui e li impastano nel tubo digerente, accelerandone la decomposizione.

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