Il  Frutteto considerazioni generali

 

 

In fase di progettazione di un frutteto familiare biologico è molto importante cercare di prevedere un abbondante corredo di biodiversità, fondamentale per l’instaurarsi di un equilibrio ecologico tra piante e animali. Questa scelta diversifica l’utilizzo delle risorse dell’ambiente quali: elementi nutritivi del terreno, acqua e luce e, nel tempo, favorisce la nascita di simbiosi reciproche tra le associazioni vegetali e animali, imitando il più

possibile l’equilibrio consociativo che si verifica in natura nei prati e nei boschi quindi: Evitare le colture monovarietali. Lungo i confini, dei campi e altri luoghi marginali, utilizzare siepi polivarietali di specie autoctone che proteggono dal

 dilavamento e dall’erosione del terreno, fungono da barriera frangivento, consentono il rifugio e la riproduzione della fauna spontanea e degli insetti utili e, non meno importante, arredano paesaggisticamente il territorio. Posizionare nidi e abbeveratoi per gli uccelli. Sulle circa 100 specie presenti nella fauna avicola italiana, 43 sono insettivori e 2 sono onnivori. 

Il terreno

Il terreno ideale per un frutteto è di medio impasto, fresco ma non inzuppato e con ph 6-6,5. In ogni caso, nelle prime fasi del progetto, è importante poter conoscere la dotazione nutritiva del terreno da cui si parte, che si ottiene con un analisi chimicofisica

del suolo. Questa valutazione ci permette di avere un quadro preciso sulla quantità di elementi disponibili e quindi come impostare una corretta concimazione iniziale.

Un terreno sano è un terreno vivo e fertile, cioè ricco di microrganismi (funghi, alghe, batteri, virus, insetti terricoli ecc.); questo

complesso eco-sistema trae nutrimento ed energia dalla disgregazione della sostanza organica (letame e/o compost vegetale), che viene decomposta prima in humus e quindi in elementi nutritivi assimilabili dalle piante.

Nei terreni argillosi, la sostanza organica migliora la struttura del suolo, favorisce l’ossigenazione e rende più efficiente il drenaggio dell’acqua, mentre in quelli sabbiosi e sciolti ne attenua la porosità, riducendo la necessità idrica.

Senza sostanza organica anche la somministrazione di concimi chimici non aumenta la fertilità del suolo, anzi la deprime, creando, nel tempo, accumuli di sostanze tossiche per le stesse piante.

Nei terreni molto acidi, per avere una buona resa, è necessario alzare il ph cercando di portarlo ai valori ottimali (6-6,5).

Si interviene con apporti periodici di preparati a base di ossido di calcio (fortemente alcalino) nelle dosi riportate sulle confezioni. In biologico, l’uso tradizionale di prodotti calcinati cotti è sconsigliabile, poiché il loro contenuto di calce viva o spenta accelera la mineralizzazione dell’humus, con conseguente perdita di fertilità.

Nei primi tempi dell’ammendamento, bisognerà controllare annualmente il livello del ph e il controllo va fatto in assenza di materia organica (a fine coltura), prelevando per il test il terreno a 15-20 cm di profondità.

Nei terreni molto alcalini, invece, si interviene con l’apporto di solfato di ferro (acidificante). Anche in questo caso andrà controllato annualmente il livello del ph a fine coltura

.CONCIMAZIONE

Gli elementi indispensabili nella nutrizione delle piante si suddividono in:

Macroelementi: N (Azoto), P (Fosforo) e K (Potassio). Sono quelli più importanti per la nutrizione delle piante e devono essere sempre presenti in maniera equilibrata, fra di loro, e mai carenti o in eccesso.

Azoto: presiede alla formazione del verde ed è il più importante dei tre, poiché dilavabile dalle piogge e dalle irrigazioni, e che quindi va regolarmente apportato. La sua carenza è normalmente evidenziata dall’ingiallimento delle foglie (clorosi fogliare),

riduzione dello sviluppo e diminuzione della produzione.

L’eccesso di azoto, invece, provoca un eccessivo lussureggiare della pianta con consequenziale maggiore suscettibilità alle malattie e minore conservabilità dei frutti.

Fosforo: domina l’intero metabolismo della pianta e presiede alla formazione del legno e delle radici. In genere la sua presenza è abbastanza stabile nel terreno.

Potassio: ha una funzione prevalentemente energetica e ha un ruolo essenziale in moltissimi processi che si svolgono all’interno delle cellule.

Favorisce la formazione della lignina, regola l’assorbimento idrico e la traspirazione della pianta. Le colture che dispongono di una normale dotazione di Potassio sono maggiormente resistenti al freddo e producono frutti con buone caratteristiche qualitative e organolettiche (colore, sapore, consistenza e conservabilità).

Elementi minori: boro, magnesio, manganese, zinco, ferro, cobalto, zolfo, rame ecc., la loro carenza può provocare squilibri nel metabolismo delle piante che ne presentano i sintomi con decolorazioni varie delle foglie.

Durante la fase d’allevamento (primi 3-4 anni) tutte le specie vogliono abbondante concimazione.

Poiché l’apparato radicale è più espanso di quello fogliare di circa una volta e mezzo, il concime va sparso e interrato su una corona che inizia un pò oltre la proiezione della chioma sul terreno e finisce ad almeno 20-25 cm dal tronco. Non concimare solo

se la pianta tarda ad entrare in produzione o quando alterna nella produzione dopo un’abbondante produzione

CONCIMI

Il letame matura in circa 10-12 mesi e le dosi medie di letame da apportare all’impianto sono mediamente 5-7 Kg. per metro quadro.

Purtroppo, però, ai nostri giorni è sempre più difficile reperire del buon letame, che sia bovino, equino, ovino o altri, poiché gli allevamenti moderni hanno un’alimentazione e una conduzione che, in genere, è tutt’altro che biologica.

Il compost vegetale

Particolarmente adatto per i piccoli frutteti, orti e giardini, il cumulo di compost vegetale è un buon sistema per autoprodurre sostanza organica. In genere, per ottenere del compost, è consuetudine gettare residui vegetali di ogni genere in un cumulo più o

meno disordinato e lasciato a se stesso. Con questa pratica il potere nutritivo del materiale ottenuto è quasi sempre molto scarso, poiché con processi di trasformazione casuali e incontrollati va perduta la maggior parte delle sostanze più preziose.

Un buon compost invece è il prodotto finale della decomposizione di un cumulo di sostanze organiche preparato secondo regole molto precise.

Bisogna quindi distinguere le due tipologie di trasformazione della sostanza organica grezza che avvengono in natura, distinzione valida anche per i cumuli di letame:

- il primo tipo (quello da perseguire) è quello aerobico, che avviene ad opera di organismi che respirano aria (funghi, alghe, batteri, lombrichi ecc.) e che produce decomposizione. Da questo processo si ottiene terra nuova, fertile e odorosa di humus, che è la fonte vitale di ogni terreno coltivato.

Il letame fresco e pellettato

Nel processo di essiccazione del letame si perdono elementi nutritivi come il Potassio e spesso anche una parte del Fosforo, lasciando prevalentemente solo Azoto e sostanza organica. Inoltre il letame secco può essere costituito da letame ma anche da

liquame, spesso suino, che pone il rischio di elevata presenza di metalli pesanti come rame e zinco.

Quindi, quando si utilizza questo tipo di concime, adatto solo nel caso in cui non si disponga d’altro o per aumentare la dotazione di azoto del compost vegetale nei terreni poveri, sarà opportuno accertarsi che sia di origine biologica.

IL SOVESCIO

Particolarmente adatto nei primi anni del frutteto, il sovescio è un’antica pratica chiamata anche “concimazione verde”, che consiste nel seminare delle essenze erbacee, in genere leguminose, graminacee e crucifere, lasciarle crescere fino a un certo stadio, sfalciarle, lasciarle appassire sul terreno (1-2 giorni) e poi interrarle superficialmente (5-15 cm.).

Con questa pratica si possono ottenere risultati molteplici, soprattutto in relazione all’epoca di sfalcio:

apporto di materia organica al terreno - questo aspetto non è il più importante, in quanto l’accumulo di sostanza organica

stabile è lento nel tempo e si ottiene con gli sfalci molto tardivi.

aumento dell’attività microbica - dovuto alla grande quantità di sostanza organica aggredibile dai micro-organismi demolitori, che funge da alimento per il loro sviluppo e, con la lavorazione superficiale del terreno, ne migliora le condizioni di vita.

concimazione delle piante - è la funzione più importante del sovescio, poiché durante la degradazione della massa verde si liberano notevoli quantità di elementi nutritivi (in particolare azoto) subito disponibili per le piante.

miglioramento della struttura del terreno - anche questa è una funzione

fondamentale del sovescio, particolarmente sfruttata, assieme alla precedente. Il miglioramento è di breve durata (alcuni mesi), ma sufficiente per creare un ambiente

favorevole.

migliore e precoce insediamento di insetti utili - che trovano, nelle erbe da sovescio, un buon ambiente per svilupparsi. Un esempio è quello dei predatori di afidi (coccinellidi, silfidi ecc.), che si insediano nutrendosi delle prime infestazioni, che

generalmente si verificano su certe piante come il favino.

Epoche di semina dei sovesci

Le epoche di semina dei sovesci sono due e dipendono dalle essenze che si vogliono impiegare.

Sovesci primaverili: per il nord l’epoca di semina, per le essenze a crescita lenta e sensibili al freddo, è all’incirca verso fine gennaio, metà febbraio, mente per le essenze a crescita rapida (senape, facezia ecc.) è a metà marzo, primi di aprile. In questo

ultimo caso, è molto importante preparare precocemente il letto di semina e non ritardare troppo la semina stessa per far si che il sovescio abbia il tempo di crescere abbondantemente e precocemente.

Sovesci autunnali: si eseguono con essenze che resistano bene al freddo invernale. Sono adatti soprattutto in fase di allevamento delle piante, poiché la dimensione ridotta delle piante giovani permette una buona illuminazione del terreno necessaria alla crescita. l’epoca di semina è dall’inizio a metà ottobre.

Lo scavo della buca

Le buche di piantumazione andrebbero scavate a fine autunno e lasciate aperte fino alla piantumazione (a fine inverno).

Le variazioni di temperatura, tra giorno e notte, renderanno friabile anche un terreno pesante facilitando la piantumazione e l’ammendamento del terreno di scavo con sostanza organica. Le buche dovranno essere di 1,20x1,20 m di ampiezza e 0,60 m di

profondità (circa la profondità di 2 vangate), di cui i primi 20-25 cm (terra di coltura) rivoltati da un lato e i 40 successivi dall’altro. Per facilitare il drenaggio dell’acqua, nei terreni compatti e pesanti è opportuno rompere bene il fondo con una punta o

con la vanga e collocare uno strato di sassi non troppo grossi.

La messa a dimora

Premettendo che è consigliabile acquistare piante a radice nuda piuttosto che piante in vaso, la messa a dimora delle piante può essere fatta da dicembre a fine inverno escluso i  periodi di gelo. Alla piantumazione poi bisognerà procedere nel seguente modo:

a) pulire l’apparato radicale se troppo aggrovigliato e accorciare leggermente le radici più spesse di una matita;

b) se possibile, usare la vecchia tecnica dell’ inzaffardatura, che consiste nell’  immergere le radici in un impasto semi-liquido ottenuto mischiando, in parti uguali, acqua, terra e letame fresco privo di paglia;

c) prima di collocare la pianta, mettere un palo, leggermente inclinato (tutore), al centro della buca in direzione del vento dominante;

d) dopo aver separato dal terreno di riporto eventuali zolle erbose, pietre o macerie, si procede a riempire la buca nell’ ordine inverso allo scavo: prima il secondo strato di terreno più profondo misto a letame e/o compost, poi il primo strato di terreno superficiale precedentemente separato, anch’ esso misto a letame e/o compost.

L' Inerbimento permanente

L’inerbimento del suolo è una pratica consigliabile sia frutteti biologici da reddito, che nei frutteti familiari e nelle vigne, i cui vantaggi sono: maggior portanza nei confronti delle macchine agricole, permettendone il passaggio anche dopo le piogge ed evitando

l’eccessiva compattazione del terreno; aumento della biodiversità, che consente la presenza di insetti utili che trovano nel prato un importante ricovero. Per non

vanificare questo importante aspetto, è fondamentale effettuare lo sfalcio a zone alterne al fine di disturbare il meno possibile gli insetti utili. - riduzione di manutenzione, in quanto lo sfalcio dell’erba è meno impegnativo della lavorazione. aumento di sostanza organica dovuto ai residui delle erbe tagliate lasciati sul suolo. contenimento delle piante vigorose raggiungimento più facile dell’equilibrio vegeto-produttivo delle piante, condizione indispensabile per la formazione di meccanismi di autodifesa nei confronti degli insetti dannosi.