Tecnica di coltivazione


 

 

La vite è una pianta che, dal punto di vista climatico è estremamente adattabile; l’importante è assicurarle una posizione in pieno sole; l’esposizione al sole, infatti, gioca un ruolo fondamentale sul periodo di maturazione dell’uva e sul suo grado zuccherino. Le piantagioni possono essere fortemente danneggiate nel caso di temperature inferiori ai -15 °C; nel caso di gelate tardive può essere fatale anche una temperatura inferiore a -5 °C. Questo è uno dei motivi per cui è praticamente impossibile coltivare con successo le viti oltre i 1.000 metri di altitudine.

Per quanto riguarda il suolo di coltivazione, la vita ama i terreni a medio impasto con un pH variabile tra 6,5 e 7,5; si dovrebbe evitare di coltivare la vite nei terreni argillosi e in quelli sabbiosi; sono invece adatti alla coltivazione i terreni sassosi, particolarmente indicati nel caso si voglia produrre uva da tavola.

La piantagione della vite dovrebbe essere effettuata nel corso della stagione autunnale e comunque, al più tardi, entro il mese di marzo; l’impianto viene fatto mettendo a dimora le barbatelle innestate di due anni di età; le barbatelle sono delle piccole viti innestate su portainnesti americani (fra i vari portainnesti disponibili si ricordano il Kober 5BB, ideale per i terreni fertili, il 420A, utilizzato nelle zone collinari, il 140 Ruggeri e il 1103 Paulsen, adatti per le coltivazioni in terreni aridi e calcarei); la scelta di portainnesti americani è dovuta al fatto che, al contrario delle viti europee, quelle americane sono resistenti alla fillossera della vite, un insetto particolarmente dannoso appartenente alla famiglia delle Phylloxeridae che attacca le radici delle specie europee.

Le piccole piante di vite devono essere protetti dalle gelate con delle coperture di plastica oppure di terra.

Le tipologie di allevamento delle viti sono molto numerose; fra le più note vi sono quella ad alberello, quella a spalliera (nota anche come Guyot), quella a pergola, quella a cordone speronato e quella a tendone. Tutti i sistemi di allevamento che vengono scelti a seconda dello scopo che ci si prefigge e dell’utilizzo finale, hanno come scopi fondamentali quelli di sorreggere la pianta, fare in modo che questa abbia la massima esposizione solare, aumentare l’arieggiamento dei grappoli e facilitare il più possibile gli interventi di potatura e di raccolta.

Per quanto riguarda le cure colturali, si ricorda che il terreno che accoglie le vite deve essere sempre tenuto libero dalle infestanti attraverso periodici interventi; le irrigazioni sono necessarie qualora la siccità sia particolarmente intensa e prolungata. Precipitazioni frequenti possono essere pericolose per la vite in quanto favoriscono le patologie fungine quali la peronospora e la botrite.

Gli interventi di concimazioni rivestono un’importanza fondamentale nella coltivazione della vite; devono essere effettuati sia nel periodo di ripresa vegetativa sia nel periodo post-raccolta; deve essere utilizzato un concime organico-minerale che deve essere lievemente interrato dopodiché si procederà con un’irrigazione leggera. Al momento del trapianto, oltre a utilizzare lo stesso di concime citato in precedenza, si dovrà ricorrere anche a del letame. Un buon concime per la vite è il sovescio di leguminose.

Un’altra operazione che ha la sua importanza nella coltivazione della vite è quella di cimatura, ovvero l’eliminazione degli apici, il cui scopo fondamentale è quello di aumentare l’afflusso di zuccheri verso i grappoli d’uva; deve essere effettuato o alla fine di giugno e comunque entro il mese di agosto.

La raccolta dell’uva deve essere effettuata quando gli acini maturi; si esegue tagliando il grappolo d’uva al peduncolo oppure con 15-20 cm di tralcio. La raccolta delle uve da vino viene detta vendemmia.

Le avversità che possono riguardare la vite sono numerose, fra le virosi si ricordano la degenerazione infettiva, il legno riccio, l’accartocciamento fogliare e la flavescenza dorata; un’altra avversità molto seria è una batteriosi causata dall’Agrobacterium tumefaciens.

Fra le avversità più insidiose vi sono però quelle causate da funghi; fra le micosi più temibili vi sono la peronospora, la botrite, l’oidio, l’escoriosi della vite (più propriamente Phomopsis viticola), l’eutipiosi e il mal d’esca.

Danni possono derivare anche da parassiti quali, per esempio, la tignola dell’uva, la tignoletta dell’uva (anche tignoletta della vite), la fillossera, il ragno rosso, il ragnetto giallo e quello rosso.

I tagli della vite: «passato», «presente» e «futuro» A proposito della potatura della vite è consuetudine indicare i tre tagli classici con i termini di «taglio del passato», «taglio del presente» e «taglio del futuro» (qui riferiti alla forma a Guyot). Il «taglio del passato» (1) consiste nell’eliminare il capo a frutto (a), cioè il tralcio di due anni (2007) che porta i tralci di un anno (b) che hanno fornito la produzione del 2008. Il «taglio del presente» (2) consiste nel raccorciare al numero di gemme desiderato il tralcio scelto come capo a frutto per la produzione successiva (2009); in genere viene scelto quello sorto dalla gemma posizionata più in alto fra le due gemme dello sperone lasciato l’anno precedente (2008). Infi ne, il «taglio del futuro» (3) consiste nello speronare a due gemme il tralcio sorto dalla gemma posizionata più in basso sullo sperone lasciato l’anno precedente (2008),