Fisopatie degli agrumi

Sono squilibri di processi fisiologici che possono presentarsi in seguito a stress abiotici, quali temperatura, umidità relativa, vento, squilibri idrici, carenza o eccesso di sostanze nutritive, e alterazioni legate allo stadio di maturazione dei frutti, la cui manifestazione spesso è esaltata dall’interazione con i fattori pedoclimatici e nutrizionali. Di notevole rilevanza economica sono anche i danni meccanici contratti durante lo sviluppo e la maturazione dei frutti (vento, grandine) e le operazioni di raccolta, trasporto e lavorazione. In molti casi i danni interessano l’epicarpo e possono evidenziare quadri sintomatologici molto complessi, in particolare quando concorrono più fattori di stress. Anche se tali alterazioni raramente pregiudicano la qualità chimico-nutrizionale e gustativa, la loro manifestazione può danneggiare pesantemente il prodotto sotto l’aspetto commerciale e portare al deprezzamento di intere partite di frutta nei casi più gravi. La suscettibilità ai disordini fisiologici dipende dalla specie, dalla cultivar e dalle condizioni ambientali, nonché dalle tecniche colturali e dagli interventi post-raccolta. Di seguito è data una descrizione dei principali disordini, dei loro sintomi e delle misure da adottare in campo e nella fase postraccolta per prevenirne la comparsa o ridurne la gravità.

PRE-RACCOLTA

Danni da congelamento

I danni da congelamento sono comuni nelle principali aree in cui gli agrumi sono coltivati (bacino mediterraneo, Stati Uniti, America, Latina, Cina e Giappone); in genere colpiscono i frutti, ma nei casi più gravi possono interessare l’intera pianta. I frutti danneggiati manifestano gravi alterazioni delle membrane intercapillari e ampie aree disidratate della porzione di endocarpo a partire dalla rosetta.

Granulazione

Tipica di molte varietà di mandarino-simili e arance raccolti in stadio avanzato di maturazione, consiste nell’asciugamento delle vescicole che può avvenire prima della raccolta o durante la frigoconservazione, specie se prolungata. L’alterazione inizia nell’estremità basale e si estende gradualmente fino all’altra estremità interessando tutti i segmenti. È un’alterazione di tipo genetico, ma fortemente influenzata dalle condizioni pedoclimatiche e dall’epoca di raccolta. La raccolta anticipata e i trattamenti con acido gibberellico ritardano o riducono l’intensità del danno.

Spaccatura dei frutti

È un’alterazione caratterizzata da lacerazioni della buccia che in genere hanno origine nella parte apicale del frutto, in corrispondenza della cicatrice stilare, e che possono estendersi anche all’endocarpo. Si manifesta in seguito ad abbondanti disponibilità idriche seguite da periodi di siccità, specialmente nelle fasi di maggiore accrescimento del frutto. La raccolta precoce, il diradamento, che favorisce l’ispessimento della buccia, e trattamenti di campo con cloruro di calcio e/o nitrato di potassio, nella fase di ingrossamento dei frutti, possono contenere l’entità del danno.

Spigatura

È conseguente a una senescenza precoce del frutto che porta a un abnorme sviluppo e al successivo rilassamento e lacerazione dell’albedo, che tende a restare aderente all’epicarpo e a staccarsi dall’endocarpo. I frutti alterati diventano parzialmente o uniformemente soffici al tatto e la superficie esterna si presenta irregolare con numerose protuberanze.

Incrinatura dell’albedo

È un disordine fisiologico legato a un irregolare e ridotto ritmo di accrescimento dell’albedo. Il più intenso ritmo di accrescimento del flavedo causa la lacerazione e la discontinuità dell’albedo, che si evidenzia con strette scanalature e depressioni sulla buccia. La comparsa di quest’alterazione è legata a fattori genetici e a squilibri. La gravità dell’alterazione aumenta con la maturazione dei frutti, per cui nelle varietà suscettibili è consigliabile non ritardare la raccolta dei frutti. Trattamenti con acido gibberellico e nitrato di potassio quando i frutti hanno un diametro di 30-50 mm possono ritardarne l’insorgenza e alleviare la gravità del danno.

Insolazione

È un’alterazione comune nelle zone tropicali aride o semiaride, dove l’intensità della luce è molto elevata. È caratterizzata da macchie comparse in seguito a insolazione, che nelle situazioni più gravi si evidenziano con aree imbrunite per la necrosi delle cellule del flavedo. Queste alterazioni sono più frequenti su piante giovani, i cui frutti sono più esposti alle radiazioni solari. L’ombreggiamento riduce questo disordine.

Macchiato d’acqua

È una fisiopatia frequente su clementine e mandarino che si evidenzia sull’epicarpo sotto forma di macchie di colore chiaro per effetto della penetrazione e diffusione dell’acqua negli spazi intercellulari del flavedo e dell’albedo. Quest’alterazione si manifesta in forma grave in annate particolarmente piovose, in frutti in fase avanzata di maturazione, ed è favorita da trattamenti con oli minerali effettuati in tarda estate o inizio autunno. Interventi in campo con sostanze di tipo ceroso, che rendono il flavedo meno permeabile all’acqua, e con acido gibberellico, che rallenta la senescenza dei tessuti, possono ridurre o ritardare la manifestazione di quest’alterazione. Nei casi meno gravi se a condizioni umide fanno seguito periodi asciutti i sintomi possono essere reversibili; nei casi più gravi la zona affetta assume una colorazione brunastra e lignificata. Se le condizioni di umidità permangono le zone affette rappresentano siti di infezione per i patogeni, in particolare penicilli e marciume acido.

Altri danni

Altre alterazioni che possono avere un forte impatto economico, soprattutto in certe annate e in aree con condizioni climatiche particolari, sono quelle di natura meccanica causate dal vento, dallo sfregamento dei frutti contro i rami e dalla grandine. Da non trascurare, per la loro aspecificità, sono infine i danni derivanti da errate pratiche agronomiche, come i trattamenti con agrofarmaci e/o concimi fogliari.

POST-RACCOLTA

Danni da freddo

Sono alterazioni che compaiono in seguito all’esposizione dei frutti per periodi prolungati a temperature inferiori a 10-12 °C ma superiori al punto di congelamento. I sintomi si evidenziano principalmente a carico dell’esocarpo sotto varie forme di dermatosi, ma possono estendersi anche all’albedo e ai segmenti. Le dermatosi possono svilupparsi in maniera discontinua e puntiforme, con aree imbrunite e depresse, o con imbrunimenti omogenei diffusi su estese porzioni, sulla superficie del frutto, o con forme più complesse. Anche se l’esposizione alle basse temperature può causare la comparsa di danni da freddo in tutti gli agrumi, la suscettibilità e la forma dei sintomi variano in base alla cultivar e allo stadio di maturazione. I danni da freddo si evidenziano principalmente in seguito al trasferimento dei frutti dalle basse temperature di conservazione a temperatura ambiente. I tessuti danneggiati diventano più suscettibili all’attacco dei patogeni, la cui prevalenza è in parte legata all’età fisiologica dei frutti; per esempio nei frutti giovani si sviluppano più frequentemente i penicilli, mentre in quelli in stadio più avanzato di maturazione o senescenti è più probabile la comparsa di Alternaria citri. I danni da freddo possono verificarsi anche in campo, specie nelle varietà più tardive e sensibili alle basse temperature, come nei mandarini Fortune o in frutti raccolti in stadio avanzato di maturazione. In questo caso il quadro sintomatologico può essere più complesso, per la sovrapposizione di danni di altra natura. La sensibilità dei frutti alle basse temperature dipende da diversi fattori, tra cui la specie, la varietà, il grado di maturazione raggiunto al momento della raccolta, l’epoca di raccolta, l’ambiente di coltivazione, le operazioni colturali ecc. Oltre alla manifestazione di sintomi percepibili visivamente, prolungate esposizioni alle basse temperature possono alterare significativamente il normale metabolismo dei frutti, come la riduzione della funzionalità delle membrane cellulari (aumento della perdita di elettroliti), l’incremento dell’attività respiratoria e della produzione di etilene e di composti tipici del metabolismo anaerobico (acetaldeide ed etanolo), che oltre a ridurre la durata della vita post-raccolta alterano in maniera più o meno grave le caratteristiche nutrizionali e gustative. I pompelmi e i limoni sono le specie più sensibili, seguiti dalle arance pigmentate e dalle arance bionde. Diverse pratiche post-raccolta possono contribuire efficacemente a ridurre e prevenire i danni da freddo, tra le quali meritano una menzione i trattamenti fungicidi con tiabendazolo e imazalil, l’immersione preconservazione dei frutti in acqua a 5052 °C per 2-3 minuti, elevati livelli di umidità nell’ambiente di conservazione, temperature intermittenti di conservazione (cicli di basse temperature intervallati da brevi periodi con temperature più elevate). Di seguito sono descritte le manifestazioni visive più frequenti riscontrabili in seguito a esposizione a basse temperature di conservazione.

Maculatura e macchiato. Si manifesta sotto forma di aree imbrunite puntiformi e depresse che tendono ad allargarsi con l’intensità del danno e a confluire, interessando ampie porzioni del flavedo con margini ben definiti, la cui colorazione varia dal bruno al nero in funzione della gravità del danno. Una forma di dermatosi simile alla maculatura (segnalata in Giappone soprattutto su frutti di mandarino Hassaku), denominata “Kohansho”, si caratterizza per la comparsa di macchie depresse di colore bruno, a margine ben definito, a carico dell’epicarpo. La suscettibilità dei tessuti alle dermatosi da freddo è minore nei frutti posti all’interno della chioma o nella parte di essi meno esposta alla luce diretta del sole.

Imbrunimento dell’albedo. Si riscontra nei limoni conservati a temperature molto basse, in celle frigorifere scarsamente ventilate, e si manifesta con imbrunimenti, raggrinzimenti e depressioni dell’albedo. I frutti verdi sono più suscettibili di quelli in fase di invaiatura o completamente colorati.

Membranosi. È un’alterazione che interessa principalmente i limoni e si manifesta con il progressivo imbrunimento delle membrane carpellari, estendendosi nelle forme più gravi anche all’asse carpellare.

Oleocellosi

Si tratta di un disordine comune a tutte le specie di agrumi, causato da rottura e fuoriuscita nei tessuti circostanti degli oli essenziali che, per la fitotossicità dei terpeni in essi contenuti, porta alla necrosi delle cellule con cui vengono a contatto. I sintomi dell’oleocellosi si manifestano come macchie gialle o brune, di forma e dimensione variabili in relazione alla gravità del danno. In genere, la rottura delle ghiandole avviene durante la raccolta, specialmente se si opera con frutti bagnati o in condizioni di elevata umidità, quando più elevato è il turgore cellulare. In giornate umide è raccomandabile cominciare la raccolta in tarda mattinata, quando i frutti sono asciutti. La rottura delle ghiandole oleifere può verificarsi anche nel corso del trasporto e della lavorazione. I frutti raccolti all’invaiatura sono più suscettibili all’oleocellosi rispetto a quelli completamente colorati. La necrosi dei tessuti in seguito al contatto con gli oli essenziali non è immediata e la comparsa dei sintomi può evidenziarsi a distanza di giorni. L’immersione dei frutti in acqua tiepida subito dopo la raccolta e l’esposizione per 1-2 giorni a temperatura ambiente, che favorisce una leggera disidratazione della buccia, possono ridurre notevolmente la gravità dei sintomi in condizioni particolarmente favorevoli alla manifestazione dell’oleocellosi.

Riscaldo

Consiste in alterazioni dovute a lievi abrasioni che si verificano durante le operazioni di raccolta, imballaggio e trasporto, più frequenti in frutti in avanzato stadio di maturazione, nei quali le cere epicuticolari tendono ad assumere una consistenza soffice e appiccicosa. Le aree danneggiate acquisiscono una colorazione rosso-bruna. Queste alterazioni possono essere controllate mediante un’accurata manipolazione dei frutti e con trattamenti preraccolta con acido gibberellico.

Piticchia o peteca

È un disordine che interessa soprattutto i limoni. I danni da piticchia si presentano in forma di maculature chiare, leggermente depresse che, con l’evolvere dell’alterazione, diventano scure e disidratate. Le operazioni di spazzolatura, l’impiego di cere poco permeabili ai gas, condizioni di elevata umidità e squilibri nutrizionali (per esempio elevati livelli di azoto e calcio e bassa disponibilità di fosforo) favoriscono la comparsa di questo disordine.

Maculatura asfittica

È un’alterazione indotta da condizioni asfittiche causate dall’applicazione di cere e che si manifesta dopo il trasferimento dei frutti in condizioni di mercato o in frutti conservati a temperature superiori a 10-12 °C. Concentrazioni endogene di ossigeno inferiori al 12% possono già predisporre i frutti alla comparsa della maculatura asfittica. La gravità dei sintomi aumenta se si passa da condizioni refrigerate con bassa umidità a temperature più alte associate a elevata umidità. Nelle prime fasi la maculatura asfittica è facilmente distinguibile dalla maculatura causata dalle basse temperature, perché le prime cellule a essere affette sono quelle delle ghiandole oleifere; successivamente i sintomi possono essere confusi. Tale alterazione è stata riscontrata per la prima volta in Florida, su pompelmi sottoposti a ceratura con prodotti poco permeabili ai gas. Alterazioni simili sono state osservate anche su arance del gruppo Navel. I danni possono essere ridotti evitando l’impiego di cere poco permeabili (cere tipo shellac o ottenute da resine possono far scendere la concentrazione di O2 all’interno del frutto al 3-4%) a favore di cere molto permeabili ai gas (carnauba, polietilene).

Adustiosi

Si tratta di piccole macchie superficiali di colore rosso che compaiono in seguito a ferite di lieve entità e che interessano sia i tessuti lesi sia quelli adiacenti. L’adustiosi colpisce soprattutto i limoni, in particolare quelli raccolti precocemente e in periodi freddo-umidi. Danni molto gravi possono manifestarsi in partite suscettibili in seguito al trattamento con etilene per la deverdizzazione. La comparsa dei sintomi è stata associata alla cicatrizzazione delle ferite. L’applicazione di antiossidanti può attenuare la gravità dei danni.

Necrosi peripeduncolare

È un’alterazione dei tessuti circostanti la rosetta che, in seguito all’imbrunimento e al successivo collasso, danno origine a un cerchio più o meno esteso di cellule morte. In genere si manifesta nei frutti raccolti in stato avanzato di maturazione ed è causato dall’eccessiva traspirazione, che nella zona peduncolare è più accentuata. L’insorgenza di questi disordini può determinare la comparsa di retrogusti e rendere i frutti suscettibili allo sviluppo di patogeni (Diplodia natalensis e altri funghi). La conservazione in ambiente con elevata umidità o la ceratura possono alleviare la gravità dei sintomi.

Necrosi stilare

È frequente nei frutti di Persian Lime, meno frequente su frutti di altre specie. Inizialmente compare nella zona dell’apice stilare sotto forma di leggeri imbrunimenti, che gradualmente si estendono su buona parte del frutto assumendo un aspetto depresso e disidratato. I frutti di grossa pezzatura sono più suscettibili di quelli più piccoli.