Irrigazione

 Irrigazione Gli agrumi richiedono una adeguata disponibilità idrica per tutto l’anno. Nei periodi autunno-vernini tale esigenza è assicurata dalle piogge; nelle altre stagioni si devono prevedere interventi irrigui. La quantità di acqua da apportare dipende dalla superficie fogliare della pianta, dall’età, dall’evaporazione e dagli apporti climatici. In generale, il consumo annuale per gli agrumi varia tra 750 mm nelle zone temperate e a circa 1200 mm nella zone aride. In Italia, il fabbisogno si aggira intorno 800 mm/anno. Per il calcolo dei volumi si può far riferimento a differenti metodi però, per stabilire come regolarsi nella pratica, bisogna tener conto della capacità di ritenzione idrica del terreno. Nelle condizioni colturali la gestione razionale dell’acqua è fondamentale per conseguire produzioni quanti-qualitative adeguate. Gli agrumi riescono ad economizzare acqua superando periodi prolungati di siccità, grazie alla combinazione di fattori anatomici e fisiologici, che limitano il trasporto di acqua nella pianta. Le foglie adulte ricche di cere cuticolari e cutina, in condizioni di stress, sono in grado di ridurre la traspirazione stomatica. Però, se si vogliono conseguire produzioni abbondanti e di qualità, le piante non devono subire periodi di stress. Quando le condizioni ambientali provocano un assorbimento e un trasporto di acqua nella pianta insufficiente, è necessario intervenire con un apporto esterno. In pratica, l’obiettivo dell’irrigazione è di mantenere una sufficiente umidità nel suolo per compensare le perdite di acqua per traspirazione dalla pianta e per evaporazione dal terreno. Tra 87 gli effetti positivi dell’irrigazione si ricorda la riduzione della cascola fisiologica e il miglioramento della pezzatura; di contro si ha una riduzione del contenuto in solidi solubili e dell’acidità libera dei frutti. 5.4.1 - Quando e come irrigare Il frazionamento dell’irrigazione è basato su una serie di parametri che devono consentirci di definire il volume di adacquamento e il momento ottimale per l’intervento. La quantità di acqua da apportare ha l’obiettivo di compensare le perdite per Evapotraspirazione (ET), per scorrimento superficiale e per percolazione negli strati profondi del terreno. L’obiettivo da perseguire è la ottimale utilizzazione delle risorse idriche disponibili, adottando tecniche, oltre a quelle misure necessarie al risparmio idrico, che riducano l’impatto ambientale dell’attività agricola. L’azienda deve rispettare per ciascun intervento irriguo il volume massimo previsto in funzione del tipo di terreno come si desume dalla tabella 5.12, dove sono riportati i volumi massimi di acqua trattenuti dal terreno. Tabella 5.12 – Volume di acqua trattenuta da terreni a diversa tessitura Tipo di terreno mm m3 /ha Terreno s c iolto 35 350 Terreno m edio im pas to 45 450 Terreno argillos o 55 550 Pertanto, negli apporti irrigui non bisogna eccedere le quantità riportate in tabella, in quanto l’acqua in eccesso viene persa per ruscellamento superficiale o per percolazione negli strati sottostanti del suolo. Per il calcolo del bilancio idrico giornaliero è necessario conoscere: le caratteristiche fisiche del proprio terreno, l’ETo (Evapotraspirazione) giornaliera, le esigenze idriche di ciascuna specie nelle varie fasi fenologiche e le precipitazioni. E’ opportuno, inoltre, che per ciascuna coltura l’azienda registri: - data di inizio irrigazione; - data di fine irrigazione; - volume di irrigazione utilizzato per ogni intervento e per l’intero ciclo colturale. In linea generale, negli ambienti agrumicoli italiani le perdite di acqua dal terreno per evaporazione e per traspirazione dalle piante non vengono adeguatamente compensate da idonei apporti pluviometrici. E’ perciò necessario integrare le risorse idriche con l’irrigazione, con apporti stagionali dell’ordine di 4000-6000 mc/ha, variabili in base all’andamento climatico stagionale. 

I sistemi di irrigazione

Sistemi di irrigazione La scelta del sistema irriguo dipende da diversi fattori, come le caratteristiche del suolo, l’orografia, la superficie del campo, la disponibilità idrica, il costo e la qualità dell’acqua. In pratica 3 sono i sistemi di irrigazione che si utilizzano in agrumicoltura: per gravità, per aspersione e localizzato. Nelle condizioni di scarsa disponibilità della risorsa idrica è intuitivo che bisogna privilegiare i sistemi che favoriscono una gestione ottimale, tanto per risparmiare acqua quanto per limitare i costi di esercizio (energia). I sistemi per gravità e aspersione hanno lasciato spazio, negli ultimi decenni, a quello localizzato. Per poter utilizzare il sistema di irrigazione per gravità è necessaria la sistemazione livellata del terreno, per favorire un’omogenea distribuzione. Il principale vantaggio è la semplicità di esecuzione, il dilavamento di sali accumulatisi nel terreno dopo periodi di siccità o nei casi di utilizzo di acqua di scarsa qualità. Tra gli inconvenienti di tali sistema irriguo si ricordano: - l’impossibilità di utilizzarlo nei terreni sabbiosi molto permeabili e in parcelle con superficie irregolare; - la necessità di effettuare lavori di preparazione che necessitano di manodopera ed attrezzature adeguate; - la scarsa adattabilità a grandi superfici; - l’eccessivo consumo di acqua; - la difficoltà a stimare le quantità di acqua apportate. In agrumicoltura, il sistema irriguo per aspersione è poco diffuso, se non per la tipologia a bassa aspersione, con distribuzione sottochioma e mediante distributori mobili. I vantaggi di questo sistema sono: - la distribuzione omogenea dell’acqua; - il miglior controllo della quantità somministrata; - le poche perdite per evaporazione e percolazione; - la possibilità di apportare bassi volumi irrigui in suoli pesanti e poco permeabili; - la possibilità di irrigare senza sistemazione delle parcelle. Tra gli inconvenienti si ricordano: - la necessità di acqua a pressione; - gli elevati costi di installazione; - la scarsa efficienza dell’acqua utilizzata, con perdite della stessa oltre che per i problemi di ristagno che provocano stati di stress nella pianta. Il sistema localizzato apporta acqua direttamente alle radici della pianta in tre modi: - mediante essudazione da una linea adacquatrice in superficie o interrata in cui circola acqua a bassa pressione, con irrigazione continua collocando una linea per fila; 89 - per microaspersione, con diffusori o microaspersori, 1-2/albero, con portata di 25-40 l/h; - a goccia, con erogatori inseriti in tubi di Polietilene e PVC, con portata di 2-10 l/h. Solitamente si impiegano 4-6 erogatori per pianta. Per avere dei buoni risultati, la superficie bagnata, ad una profondità di 30 cm, deve essere almeno il 40% della proiezione della chioma. La larghezza bagnata dipende molto dalla tessitura del terreno, che se troppo sciolto (t. sabbioso) si espande poco approfondendosi molto con percolazione e dilavamento dei sali negli strati profondi. Un altro aspetto da valutare è la distanza del gocciolatoio dalla pianta,che nei primi mesi va sistemato a 25 cm dal tronco, ed a 75 cm fino a 1 anno di età. Successivamente si sistemano a 90 cm in linee parallele su ambo i lati della pianta, fino ad arrivare a 1,25 m nelle piante adulte. Il sistema di irrigazione localizzato si compone di diverse parti: il sistema di filtraggio, le pompe, gli automatismi per la fertirrigazione, la rete di distribuzione e gli erogatori. Per questo tipo di impianto è necessaria la pulizia periodica dei filtri e dei tubi, in modo da evitare occlusioni degli erogatori, determinati da fattori fisici, chimici (carbonati di Ca o di Fe), biologici (funghi e alghe). I vantaggi di questo sistema rispetto agli altri descritti sono: - migliore approvvigionamento idrico; - non è necessaria una livellazione del terreno; - permette la meccanizzazione dei lavori; - consente di gestire in maniera adeguata la frequenza e la intensità dell’irrigazione; - permette l’uso di acqua con maggiore quantità di sali; - consente di effettuare la fertilizzazione. Tra gli inconvenienti si ricordano: - alti costi di installazione; - mantenimento a volte difficoltoso; - riduzione del volume di suolo esplorato dalle radici.